Dopo 5/6 foto sulle prime cavolate che vi capitano a tiro capite che non ha senso proseguire, non finireste più. L’impressione è di essere nel paese dei balocchi, ma non perchè ti puoi strafare al primo coffe shop (tempo medio per andarci a sbattere: 5 minuti) quanto perchè i negozi sono monumenti al grottesco, le persone passeggiano tranquillamente con vestiti imbarazzanti, i commercianti ti chiamano per andare nel loro negozio mentre passeggi per i cazzi tuoi, case e arredamento urbano sono quanto di più sconclusionato si possa concepire, e così via.
Detto ciò non si può negare che sia una città piacevole.
Al turista si presenta piuttosto ordinata e organizzata. Appena usciti dalla stazione una ragazza ci ha fermato, abituato a Termini ma avendo disattivato le reazioni automatiche del caso (visto che eravamo a migliaia di km di distanza) quando la signorina ha attirato la nostra attenzione mi son detto: “bah, fregati, mo’ che vuole questa?”
Sorpresa: niente, anzi, voleva aiutarci!
Chiaramente avevamo scritto in fronte “turisti italiani” la nostra amica ci ha individuato e si è proposta per darci qualche indicazione dicendoci la strada migliore per arrivare in hotel.
Fantastico! Questa è accoglienza, Italia, prendi esempio va’ ; )
Che altro?
Il Van Gogh Museum è molto bello, sia architettonicamente che per l’esposizione.
In questo periodo hanno una selezione delle opere di Vincent Van Gogh (e pochi altri artisti) legate dal tema della notte e il crepuscolo, il tour è allietato da una buona audioguida gratuita (quella sull’esposizione generale costa 4 euro invece).
Davvero un buon modo per variare sul tema della cronistoria (pur necessaria e ugualmente presentata bene) di vita e opere dell’artista. Peccato per il prezzo, 15 euro e niente riduzioni per studenti, come dire: cultura per tutti sì certo, basta che sganci.
Ah, per essere visitato richiede mezza giornata abbondante, non sperate di cavarvela in poche ore, sarebbe un peccato andarci di fretta.
Se chiedi qualcosa in giro ti guardano come un alieno e rispondono a malapena, se invece ti fermi per strada con una cartina in mano tempo 2 minuti e si ferma qualcuno che ti chiede se serve una mano.
Se non parli un francese pressochè perfetto pur di non risponderti in francese iniziano a farfugliare roba in inglese (che ovviamente non conoscono).
Le persone nell’interagire tra loro sono di una cortesia esasperata, tra “pardon”, “merci”, “merci bien”, “je vous en prie” e lecchinate varie (il tutto in un cantilenato in pieno stile melevisione) l’impressione è che da un momento all’altro si scateni una guerra civile.
Se non spieghi esattamente punto per punto ciò che ti serve a qualcuno che deve fare qualcosa per te stai tranquillo che fai un casino. C’è qualcosa nella mente dei francesi che gli impedisce di ragionare con flessibilità. Sono capaci di stamparti biglietti per treni già partiti, dirti di andare in un posto chiuso (sapendo che lo è), suggerirti cose che non puoi fare per motivi banali (tipo far firmare a tua madre dei documenti in giornata.. dall’Italia -_-’ ) ecc…
Un consiglio: quando parlate con qualcuno a uno sportello pensate che sia una macchina. Parlate come quando scrivete in una riga di comando, è l’unico modo per fargli fare ciò che vi serve, spiegategli tutto (!), soprattutto le cazzate, perchè state tranquilli che non le darà per scontate e eseguirà il compito senza porsi minimamente il problema di fare un’oggettiva minchiata.
In tutto ciò stavolta durante la mia permanenza ho trovato uno sprazzo di simpatia insospettabile.
Se il sense of humour inglese vi deprime in Francia potreste tagliarvi le vene, ma qualcuno reagisce, e lo fa con stile:
“Paradigm shift“, il cambio di paradigma per il quartetto John Petrucci, Mike Portnoy, Tony Levin e Jordan Rudess è una sparata di sedicesimi a 200 bpm.
Bravi, interessante il loro (liquid tension) experiment, ma le innovazioni in comunicazione raramente si verificano in questo modo (leggi: dirompente, improvviso, rapido, impattante).
Questo non significa che non si verifichino, anzi, in questi ultimi tempi ne stiamo vivendo una importantissima in prima persona.
Eppure lo shift ce lo siamo dovuti inventare quasi “di sana pianta”, con una formula, un tag appiccicato a una cosa che conoscevamo già e che abbiamo assurto a nuovo paradigma, una nuova filosofia che indirizzasse l’utilizzo di strumenti già noti: il web 2.0.
(un tag) Talmente figo, così dannatamente cool da conoscere una fortuna straordinaria, in qualche modo “disruptive”, “new” o qualsiasi altra parola inglese possiate usare per mascherare poca sostanza.
Ma attenzione: “in qualche modo”, e a voler esssere precisi nel modo in cui può esserlo qualcosa che fa tendenza, che genera mode e colpi di fulmine, roba passeggera, che vive della leggerezza di cui si alimentano le novità del momento. Continua a leggere
Copio parzialmente l’introduzione dall’articolo (scritto da gamer per videogamers) pubblicato su Ars Ludica:
“Mercoledì 04/03 nella facoltà di Scienze della Comunicazione (università “Sapienza”di Roma) si è svolto un evento dal titolo “Social networks, game & businnes”, titolo altisonante per presentare una ricerca finanziata da Sony e commissionata all’università per indagare sul rapporto tra il videogioco e il social networking e le possibilità di business che questo binomio può suggerire.”
continuo nel commento qui (da gamer e studente di comunicazione a un pubblico non meglio definito…):
che l’università si accorga del nuovo medium per eccellenza e inizi a porsi qualche domanda (seppure su commissione) sullo stesso non può che essere un segnale incoraggiante. Continua a leggere
La risposta (chi condivide può sottoscrivere anche nei commenti a questo post):
La lettera è stata spedita alle seguenti redazioni:
Repubblica (redazione dell’edizione cartacea e web), Corriere (redazione cultura dell’edizione cartacea e redazione web), Sole 24 ore, La Stampa, Gazzetta del Mezzogiorno, Unità, Liberazione, Panorama, L’Espresso, Il Manifesto, Il Foglio, Avvenire, Libero, Libero.it, Quotidiano.net, Metro, Giornalettismo.com, Repubblicadeglistagisti.it, Ccsnews.it,
la stiamo inviando ad altre redazioni e ad alcuni blogger, man mano che lo faremo aggiorneremo questa lista. Se avete qualche idea su qualche altra testata/sito/blog a cui inviarla contattatemi (un messaggio personale va benissimo) e provvederò a inviarla personalmente (con il testo standard che ho inviato alle altre redazioni). Continua a leggere
Anzi, sulle discussioni delle tesi di triennale (e non) dato che ci siamo.
Sono passate due settimane dal 20 ottobre e già mi sembra un secolo; sicuramente abbastanza da commentarla a freddo e avendoci riflettuto un po’ su.
Innanzitutto sono rimasto positivamente colpito dall’attenzione riservata al mio lavoro, il fatto che fosse un progetto sperimentale e avesse previsto la realizzazione di un dvd ha riscosso più successo del previsto. E’ stato però un “successo” mascherato da facce al limite tra il curioso e il basito per la particolarità della tematica e una forse eccessiva disinvoltura nel presentarlo, in ogni caso non voglio entrare nel merito del mio lavoro, c’erano cose altrettanto interessanti da notare. Continua a leggere
Disclaimer: mamma e papà, non avete motivo di preoccuparvi, il titolo è un gioco di parole, in caso contrario (anzi, neI casI contrari) non ci sarebbe davvero niente per cui stare in pensiero, ma si sa come vanno queste cose…
Sopra: il logo del progetto di tesi sul transessualismo e il mercato del lavoro che ho realizzato. La tesi è composta da un dvd e una parte scritta. Di seguito la conclusione di quest’ultima, presto cercherò un modo per pubblicarla online, intanto se vi va di farci un salto “discuto” lunedì 20 alle 10:30 in via Salaria (centro congressi): Continua a leggere
Come promesso sono tornato.
Sono stato lontano da questo spazio per tanto tempo, avevo necessità di prendermi una pausa, pensare ad altri progetti (chi ha detto Think Communication e Oncommunity? e V-Games? e Ars Ludica?); ma ora sono tornato. Sono tornato perchè questo è il mio primo blog, perchè nonostante abbia scritto poco ho trovato qualche lettore appassionato, perchè è Lo spazio in cui posso esprimermi liberamente, parlare di comunicazione (e di me) a modo mio. Continua a leggere
My Amsterdam
Giugno 12, 2009 di michelemelis
Amsterdam è un posto pazzesco.
Basta un giretto in centro per rendersene conto.
Dopo 5/6 foto sulle prime cavolate che vi capitano a tiro capite che non ha senso proseguire, non finireste più. L’impressione è di essere nel paese dei balocchi, ma non perchè ti puoi strafare al primo coffe shop (tempo medio per andarci a sbattere: 5 minuti) quanto perchè i negozi sono monumenti al grottesco, le persone passeggiano tranquillamente con vestiti imbarazzanti, i commercianti ti chiamano per andare nel loro negozio mentre passeggi per i cazzi tuoi, case e arredamento urbano sono quanto di più sconclusionato si possa concepire, e così via.
Detto ciò non si può negare che sia una città piacevole.
Al turista si presenta piuttosto ordinata e organizzata. Appena usciti dalla stazione una ragazza ci ha fermato, abituato a Termini ma avendo disattivato le reazioni automatiche del caso (visto che eravamo a migliaia di km di distanza) quando la signorina ha attirato la nostra attenzione mi son detto: “bah, fregati, mo’ che vuole questa?”
Sorpresa: niente, anzi, voleva aiutarci!
Chiaramente avevamo scritto in fronte “turisti italiani” la nostra amica ci ha individuato e si è proposta per darci qualche indicazione dicendoci la strada migliore per arrivare in hotel.
Fantastico! Questa è accoglienza, Italia, prendi esempio va’ ; )
Che altro?
Il Van Gogh Museum è molto bello, sia architettonicamente che per l’esposizione.
In questo periodo hanno una selezione delle opere di Vincent Van Gogh (e pochi altri artisti) legate dal tema della notte e il crepuscolo, il tour è allietato da una buona audioguida gratuita (quella sull’esposizione generale costa 4 euro invece).
Davvero un buon modo per variare sul tema della cronistoria (pur necessaria e ugualmente presentata bene) di vita e opere dell’artista. Peccato per il prezzo, 15 euro e niente riduzioni per studenti, come dire: cultura per tutti sì certo, basta che sganci.
Ah, per essere visitato richiede mezza giornata abbondante, non sperate di cavarvela in poche ore, sarebbe un peccato andarci di fretta.
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