Euristiche per l’osservazione

Pubblicato su Free con i tag, , il Aprile 5, 2008 da michelemelis

via Flickr, by laffy4k

Vi interessa la comunicazione? Volete conoscere tutto lo scibile su di essa?
Questo esercizio può aiutarvi e può anche risultare divertente oltre che interessante.

Il segreto è cercare di isolare sistemi di significazione che contribuiscono a veicolare un messaggio. Non vi proporrò un canovaccio preciso, ma giusto qualche esempio per invitarvi a provare e sperimentare le vostre varianti sul tema:

1) accendete la tv e levate l’audio, state a guardarla per un po’ di tempo senza cambiare canale, osservate i volti delle persone e i movimenti del loro corpo e capirete il ruolo determinante della paralinguistica; notate la posizione nello spazio degli interlocutori e scoprirete l’importanza della prossemica; analizzate “template” e scenografia del programma e vi ritroverete a studiare un sistema di rappresentazione della trasmissione; fate caso al lavoro di regia nell’impostazione delle inquadrature e il cambio delle stesse e avrete un’idea del ruolo fondamentale che la stessa riveste nella creazione di senso del prodotto. Quando rimetterete l’audio e riuscirete a far caso a tutte le cose che prima avete analizzato singolarmente ora tutte contemporaneamente e riuscirete a orientarvi meglio nel mare di comunicazione che ci investe quando guardiamo la tv ogni giorno.

2) passeggiate in giro per il vostro paese/città con degli auricolari nelle orecchie, mettete su della musica ma non ascoltatela; se è qualcosa di ripetitivo o cmq un buon fondo a cui è facile non dare troppa attenzione farà il nostro gioco. In questo caso l’esercizio è osservare l’ambiente che ci circonda avvantaggiati dall’effetto di straniamento che la musica favorisce, in questo caso (un po’ come in quello precedente) il consiglio è di osservare le cose che ci colpiscono di più cercando di analizzarle singolarmente: potreste dare attenzione a delle persone che parlano per strada piuttosto che alle insegne di un negozio… la comunicazione “purtroppo” è pervasiva, una buona euristica per orientarcisi è analizzare le cose che troviamo più singolari e stimolanti.

3) ascoltate radiogame e rendetevi conto di quante musiche emozionanti vi siete persi presi dal livellaggio estremo per rendere più cazzuto il vostro team; cogliete l’occasione per dare un filino d’attenzione in più a quanto possa rendere fantastica l’esperienza di gioco una musica o un effetto sonoro adeguato. La costruzione di senso passa in larga misura anche per queste vie, scoprirlo e apprezzare le modalità con cui questa magia si realizza non ha prezzo… (ok questa è autobiografica : )
per tutto il resto potete usare una carta di credito (coi soldi dentro però… perchè la pubblicità lo dà per scontato? o_o’)

ps. siccome sono un insegnante modello vi segnalerò qualche osservazione o idea scaturita da “esercizi” di questo tipo (non è che ve li propongo e poi me ne sbatto : P, in realtà scaturiscono proprio da alcune pratiche che utilizzo per guardarmi attorno abitualmente)

Two worlds

Pubblicato su Free con i tag, , il Marzo 29, 2008 da michelemelis

Qualche giorno fa mi sono trovato a navigare sul web sul mio portatile mentre avevo la tv in sottofondo.

Finito di vedere un film non ci facevo più di tanto caso, intanto ricevevo i feed rss di Sky Tg 24- Reporter diffuso (che non avevo mai visto), vedendo che un post conteneva un video con un intervento di Alessandro Gilioli me lo sono andato a vedere. Mentre seguivo l’interessante programma ho ridato un attimo attenzione alla tv (sintonizzata su rai1) e rendendomi conto di cosa stava andando in onda ho avuto un momento di lucidità:

la nostra prima rete nazionale mandava in onda un interessantissimo(!!) approfondimento sull’origine della sindone (era Porta a porta ovviamente -_-”) mentre io vedevo gli orrori della birmania di cui quasi mi ero dimenticato visto il silenzio mediatico generale.

Spostare lo sguardo da uno schermo a un altro era come guardare da due finestre affacciate su mondi diversi, guardarle entrambe nello stesso momento era come prendere coscenza del terribile degrado del servizio televisivo pubblico nazionale.

Il guaio è che potremmo facilmente estendere questa considerazione allo stato dell’informazione in Italia, ma “fortunatamente” sto parlando di media tradizionali…
questo mi fa tirare un piccolo respiro di sollievo.

“Scellerate velleità classificatorie”- Blogosfera

Pubblicato su Free con i tag, , il Marzo 27, 2008 da michelemelis

Dopo università e videogames chiudiamo la rassegna degli ambiti a cui ho applicato (rispetto ad alcuni aspetti) il “tag” in epigrafe: la blogosfera.

Di recente a seguito di un’aspra polemica ha chiuso Blogbabel, famoso motore di ricerca per blog contenente anche una classifica dei “migliori” blog italiani.

La tendenza classificatoria stavolta si manifesta nella creazione di una sorta di gerarchia dei blog nazionali, non attiene dunque al discorso sulla riduzione della complessità che abbiamo affrontato nei precedenti post (se non in parte alla polemica sulla classificazione dei videogame).

Costruire scale di valori per classificare qualcosa ci è in qualche modo innato e molto spesso genera forti competizioni e gelosie tra i partecipanti alla bagarre; devo dire che il caso blogbabel è una buona manifestazione di questa dinamica che qualche volta, nelle modalità con cui si concretizza, risulta essere alquanto grottesca. La singolarità e l’interesse che suscita l’avvenimento si coglie se si pensa che la blogosfera (idealmente intesa) si è sempre fatta portatrice di una filosofia ben diversa dalle logiche che hanno portato allo scontro tra i creatori del portale (a tutti gli effetti parte attiva della blogosfera) e alcuni blogger. Parole come condivisione e partecipazione sono sicuramente il leit motiv della loro vision ma allora, una volta che tutto questo è venuto meno, che cosa ha portato molti a porsi la fatidica domanda: la blogosfera è realmente collaborativa?

Io me lo spiego col fatto che detta in questo modo la domanda sia posta male, nel senso che si riduce a una community orientata da una filosofia e degli scopi comuni un’entità sociale decisamente più eterogenea (e difficilmente definibile) e non necessariamente (o non totalmente) orientata dagli stessi principi che a molti piace pensare essere condivisi da tutti.

La blogosfera è a mio avviso manifestazione di una socialità eccessivamente idealizzata e che andrebbe ricollocata in una visione un attimino più realistica per quanto meno affascinante.

Le problematiche emerse non sono solo incidenti di percorso, tant’è vero che possiamo facilmente rilevare una forte (e annosa) criticità che da un punto di vista diverso sostiene la mia ipotesi: quanto è autoreferenziale (e chiusa) la blogosfera ?

imho? non poco (per usare un eufemismo)

chiudo con la saga (piaciuta?), dal prossimo post si cambia registro : )

“Scellerate velleità classificatorie” - Videogame

Pubblicato su Free il Marzo 24, 2008 da michelemelis

via Flickr, by _mdp_

Ricostruendo il percorso iniziato in questa mini-rubrica: dal generalissimo “comunicazione” del mio esordio nel post precedente abbiamo spostato l’attenzione sull’università ora ci lanciamo nell’analisi di un singolo medium: il videogame.
I videogame sono una mia grande passione, da un po’ di tempo a questa parte me ne sto occupando studiandolo come nuovo medium di straordinario rilievo della società contemporanea.
Come si concretizzano stavolta le “scellerate velleità classificatorie”?
Ci arriviamo subito previa presentazione del background in cui ci muoviamo parlando di questo argomento.
La critica videoludica (come forse la critica ad altre forme di espressione) non è certo universalmente riconosciuta per autorevolezza e qualità anche alla luce di alcune vicende che di recente hanno sollevato un discreto seguito di polemiche a livello internazionale. Uno degli aspetti che viene maggiormente contestato alla critica videoludica classica è il ridurre l’analisi dei videogame a poche psuedo-variabili (grafica/giocabilità/longevità ecc…) e proporre recensioni/farsa culminanti in un sintetico voto numerico; una sorta di pessima guida per gli acquisti avente forse un certo appeal nel pubblico meno esperto ma decisamente riprovevole per un pubblico più attento al medium in questione.
Portali come Ars Ludica, The First Place, Videoludica, Retrogamer, propongono una visione diversa della critica videoludica e osteggiano fortemente il vecchio modo di parlare di videogame, proponendo sostanzialmente un modo diverso di parlarne che si scosta nettamente dalla povertà di argomentazioni delle riviste specializzate (online e non) fossilizzate su logiche inadeguate a comprenderne le peculiarità di artefatto culturale significativo della nostra società.
Ars ludica in particolare si pone in modo molto critico in relazione all’utilizzo di valutazioni numeriche per etichettare i videogame, sviluppando diversi dibattiti in merito sul proprio forum ma anche attraverso i post del blog.
In questo caso la riduzione della complessità operata tramite l’assegnazione di un voto numerico al titolo è decisamente una pessima pratica per quanto riguarda l’analisi critica dello stesso. Pensare di eliminarla da tutte le pubblicazioni a tema ludico è però decisamente utopistico e discutibile anche alla luce del fatto che non tutti i prodotti editoriali debbano avere gli stessi fini. Il vero problema è che la stragrande maggioranza dei discorsi sui videogame vertono su logiche terribilmente riduttive (di cui il voto è solo uno degli aspetti come già accennato) in larga misura determinate da una visione consumistica del medium che impedisce una presa di coscienza delle peculiarità che lo rendono forma espressiva a tutti gli effetti. L’osteggiare l’assegnazione di valutazioni numeriche in questo scenario può essere considerata dunque pratica abbastanza comprensibile nonchè potenzialmente utile a far maturare un discorso serio e consapevole sui videogame. La mia personalissima opinione è che grandi responsabilità in merito alla riprovevole pratica di considerare il mezzo come mero strumento di “amusement” privo di valenza narrativa, estetica e culturale sia da imputare in buona misura ai videogiocatori stessi. Daltronde finchè Bruno Vespa si scaglia contro blog, videogame o qualsiasi altra cosa che tra l’altro candidamente afferma di non conoscere che problema c’è? Influenza l’opinione pubblica forse ma in definitiva è un semplice ignorante che non sa di quello che parla e soprattutto non fa parte della community che conosce i media di cui parla e tantomeno contribuisce al dibattito con gli stessi. I videogiocatori invece si, e non si fanno problemi a sostenere con forza quanto i videogames non siano niente più che un passatempo divertente.

Ovviamente questa è una tendenza che interessa una parte significativa dei videogamer ma non è generalizzabile a tutti… fortunatamente oserei aggiungere.

Vi lascio con l’invito a visitare le risorse online sopra citate per approfondire le tematiche che ho affrontato.

Alla prossima… parliamo di blogosfera come promesso : )

“Scellerate velleità classificatorie” - Università

Pubblicato su Free con i tag, il Marzo 23, 2008 da michelemelis

Nel mio primo post ho parlato di scellerate velleità classificatorie riferendomi all’inutile sforzo di raggiungere una definizione soddisfacente di comunicazione da parte di alcuni studiosi.

Gli aspetti che caratterizzano questa tendenza sono riconducibili alla volontà da parte delle scienze della comunicazione di delimitare un ambito proprio di studio e dotare quindi la disciplina di una certa autorevolezza scientifica. La questione potrebbe apparire tutt’altro che banale e la mia forse eccessiva polemica nei confronti di questo sforzo fuori luogo, ma se si pensa agli effetti che questa ha generato si comprenderebbe il mio punto di vista sostanzialmente critico.
Per ricondurre a una dimensione meno metafisica la questione vi faccio un esempio: durante il corso di fondamenti della comunicazione (tra l’altro ora non si fa più), si presentavano una serie infinita di possibili definizioni di comunicazione mutuate dalle discipline più disparate (cibernetica, psicologia, sociologia, linguistica, semiotica ecc…) concludendo la rassegna con la banale conclusione che in realtà ognuna di esse analizzasse la questione da diversi punti di vista e che risultasse alquanto difficile sintetizzarne in un’unica formula gli aspetti salienti. Questo tipo di pratica è decisamente tipica dei corsi universitari che ci ritroviamo ad affrontare a seguito di una riforma dell’ordinamento didattico che oltre a sostenere una quantificazione altamente opinabile (per le modalità con cui si è realizzata) del carico di lavoro che si affronta sostenendo i diversi esami (o altre attività didattiche) ha generato una straordinaria frammentazione delle materie di studio. Succede così che in un esame da 4 crediti si debba affrontare tutta la psicologia cognitiva o addirittura una rassegna di 5 o 6 discipline di cui non si sa praticamente nulla (fondamenti della comunicazione era un esame del primo anno…) alla ricerca di un minimo denominatore comune per definire la comunicazione -_-’.
Il prof. E. Pozzi nel corso di psicologia di quest’anno dev’essersi accorto che qualcosa non andava (già lo aveva intuito qualche anno fa) e ha deciso di eliminare i manuali (massima espressione del titolo di questo post) dal programma di studio in modo da evitare il rischio di “banalizzare tematiche che meriterebbero una trattazione ben più adeguata” anche correndo il rischio di non dare panoramiche a 360° (da capogiro insomma) generando bignamini di dubbio gusto e valenza euristica.
Soluzione “estrema” ma decisamente valida agli occhi di chi si è sorbito la pesantezza del bignamino che ti costringe a studiare a memoria un insieme di nozioni slegate tra loro fallendo miseramente negli obiettivi per cui è stato scritto, ossia nell’esaustività e nella (necessaria) sintesi della materia di studio.
In molti casi queste due esigenze sono praticamente inconciliabili.

Ho voluto precisare e approfondire questa tematica perchè ho notato che la questione è all’ordine del giorno in altri due ambiti che mi interessano in modo particolare: la critica videoludica e la blogosfera. Inizialmente ho pensato di fare un post unico per trattarla in questi 3 ambiti ma avendo la sensazione di scrivere un trattato incomprensibile (e inadeguato) ho deciso di graziarvi/mi organizzando il discorso in 3 post distinti.

Le trilogie vanno di moda d’altronde no?
Ah, ovviamente non vi faccio aspettare 2 anni per i prossimi episodi : P
Stay tuned

Un blog un po’ più personale

Pubblicato su Free con i tag, il Marzo 17, 2008 da michelemelis

Una mia amica dicendo di aver visto il mio primo post sul blog qualche giorno fa mi ha detto: “non sapevo ti piacesse l’insegnamento” . Effettivamente l’insegnamento mi piace e la mia amica a buon diritto ha fatto quella considerazione visto il mio primo post però riflettendoci un po’ su ho deciso di dare un’impronta diversa a questo spazio. Diciamo che deviamo leggermente dalle velleità didattiche sottese al mio primo intervento, manteniamo il denominatore comunicazione mescoliamo il tutto con un’ attitude “more personal” e vediamo che viene fuori.

Due motivi per giustificare questa scelta: innanzitutto fare didattica sulla comunicazione mi compete solo fino a un certo punto, risulterebbe abbastanza palloso (per me e per voi soprattutto) e non era nemmeno nelle mie intenzioni iniziali dopotutto, in secondo luogo molti argomenti di cui avevo previsto di parlarvi qui li tratterò altrove. Vi spiego meglio: sto coordinando un laboratorio di comunicazione alla Facoltà di Scienze della Comunicazione di Roma “Sapienza” in cui stiamo realizzando un video e un sito con annessi un blog e un social network. Il sito sarà la vetrina online del nostro laboratorio (Think Communication), nel blog proponiamo un progetto editoriale nostro in cui parleremo (guarda caso : P) di comunicazione in diversi ambiti. Personalmente curerò 3 rubriche: una sui videogame (mia grande passione), una su internet e ict, una di cui vi anticipo solo il titolo (communication breakdown o_o’). Inutile dire che molti dei contenuti che avevo previsto di affrontare qui li tratterò sul blog di think communication, per cui ho dovuto ripensare un attimino il ruolo di questo blog.

Piccola precisazione doverosa: qualche riga fa ho detto che cambio un attimo registro e mi sposto un po’ più sul personale ma il cambio sarà più di tono che di altro. Siccome i cavoli miei restano tali e penso che risultino anche un po’ noiosi a lungo andare gli unici riferimenti a vicende personali saranno letteralmente “utilizzati” per parlarvi di qualcos’altro.
Non condivido affatto la definizione di blog come di diario online (sottendendo spesso personale), a mio avviso il blog è un medium come lo è un libro o un film; gli utilizzi possono essere i più svariati e raccontarci i fatti propri rientra tra quelli meno interessanti per quanto mi riguarda.

Che ne dite?

ps. prometto che dal prossimo post la smetto di rompere con le introduzioni e vi parlo di qualcosa di più interessante : P

Hello world!

Pubblicato su Free con i tag il Marzo 7, 2008 da michelemelis

Cosa significa comunicazione?

Insigni studiosi si sono cimentati nella definizione di questa parola così “semplice”, nonostante i considerevoli sforzi profusi vi confesso che non ci sono riusciti un granchè bene.
La confusione sull’argomento è pari solo all’infinità di approcci disciplinari che cercano di interpretare nel migliore dei modi cosa sottende questo termine sfuggente ma allo stesso tempo incredibilmente affascinante. La domanda è divenuta pressante con la fortuna che la comuncazione sta avendo di recente, tutti ora ne parlano, non c’è economista, sociologo, antropologo, giornalista o politico (giusto per dirne qualcuno) che non ce ne ricordi di frequente l’importanza. Nonostante la percezione di questa urgenza la definizione non è arrivata, anzi forse ne sono arrivate troppe, in compenso si è forse giunti alla consapevolezza che cercare di definire a tutti i costi questo strano concetto non è stato più di tanto utile. Cessata la mania definitoria attualmente si parla delle stesse cose in modo più consapevole e maturo, con uno sguardo sulla materia un po’ più svincolato da scellerate velleità classificatorie eccessivamente limitanti.

In questo blog parlerò di comunicazione dai punti di vista più disparati senza cercare a tutti i costi di dare una risposta univoca alla domanda posta in epigrafe ma cercando di sviluppare un discorso costruttivo su alcune questioni che la stessa impone.

Non vi farò un elenco delle tematiche che mi interessano e di cui tratterò in questo blog per il semplice fatto che non sarei in grado di farlo in modo efficace, se vi incuriosisce a scatola chiusa vi invito a seguirlo, mi piacerebbe molto sviluppare delle discussioni con voi (ve lo dico perchè ho visto che molti blog -anche famosi- hanno ben poco di discorsivo… spero che il mio riesca in questo intento).

Michele