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Posts Tagged ‘curiosità’

Ultima Online

Quando facevo il liceo e avevo molto più tempo libero giocavo a uno dei più famosi MMORPG: Ultima Online.

MMORPG sta per gioco di ruolo multiplayer online di massa, immaginate un grande mondo online in cui impersonate un personaggio (un avatar) con cui potete acquisire delle abilità, fare missioni, conquistare oggetti preziosi, fare la guerra con dei personaggi, allearvi con altri e così via. Le tipologie di personaggi in sintesi erano due: gli spec e i power player, quelli specializzati e quelli che facevano un po’ di tutto.

Gli specializzati erano eccellenti nel proprio campo (guerriero con la spada, fabbro di armi, artigiano del legno etc…) ma molto limitati negli altri, i power player invece avevano un parco di abilità molto più ampio ma non arrivavano ai livelli di eccellenza in un campo di uno specializzato. Ecco, io ho sempre amato essere un powerplayer.

Perché privarsi del conoscere e saper fare tante cose? Perché limitarsi a un singolo ambito di specializzazione e non lasciarsi appassionare dagli infiniti mondi che stanno là fuori e di cui sappiamo poco o niente? Non avendo una buona risposta a queste domande ho fatto da tempo la scelta più ovvia: faccio tante cose diverse e cerco di tenere la mente aperta a cose di cui non so niente.

A naso mi pare che questo modo di fare non sia comune. C’è anzi il ridicolo mito che l’iperspecializzazione sia un valore in sé, e che uno dei più grossi limiti del sistema culturale italiano sia l’avere un modello formativo sostanzialmente opposto. Io non credo sia così, credo invece che sia bene arricchire le proprie esperienze con elementi di discipline diverse. Poi in ciascuna si può andare più o meno “in profondità”, e conviene quasi sempre raggiungere un certo grado di conoscenza e competenza in ognuna, diversamente si corre il rischio di tendere verso una tuttologia/fuffologia inutile e triste.

Tu sei un powerplayer o forse un aspirante tale?

Nel primo caso magari condividi quello che ho scritto e non ti ho detto niente di nuovo, ma forse puoi aggiungere qualcosa a questo post, corri ai commenti! : )

Nel secondo caso ecco tre cose che ti servono: curiosità, ascolto e gioco.

Fatina curiosa

[Curiosità] Se non senti quel fuocherello sempre acceso che ti stimola a conoscere, provare, studiare, chiedere e informarti di qualcosa ti mancano le basi per partire, non sarai mai un powerplayer (e magari non te ne frega niente e stai bene così, buon per te : ). (foto credit: akseez)

Listen

[Ascolto] L’ascolto è una pratica dimenticata e dispersa nella notte dei tempi, se vuoi essere un powerplayer devi recuperarla e farne la tua arma migliore. Impara a stare zitto e ad ascoltare. Fai domande, e poi stai zitto e ascolta, soprattutto gli specializzati. Imparerai tanto, poi puoi pure iniziare a parlare anche tu eh… non appena hai imparato qualcosa dì la tua, e magari dì allo specializzato quanto è bello essere un powerplayer : ). (foto credit: ki_olsen)

Gioco

[Gioco] Ti sei incuriosito, hai ascoltato, ora è il momento di iniziare a fare sul serio: devi iniziare a giocare. Questa è un’altra pratica un po’ dimenticata e un po’ fraintesa, ma questo non importa, l’importante è che tu ti metta a giocare nel mondo a cui ti stai avvicinando (sia esso l’astrofisica o la cura di un terreno agricolo). (foto credit: Dunechaser)

Il gioco è una pratica complessa, provo a sintetizzarla in poche righe. Devi fare, senza badare alle conseguenze, cercando di raggiungere uno o più scopi. Devi sperimentare, provare modi diversi di fare le cose, impegnandoti ma senza arrivare a livelli alti di frustrazione. Se vuoi puoi darti delle regole o una modalità d’azione, anche generale, questo rende il tutto più interessante e divertente. Pensa ai bambini, molte delle cose che sto descrivendo caratterizzano la loro esperienza, e guarda caso la loro esperienza ha un obiettivo ben preciso: imparare. Per essere un buon powerplayer devi imparare no?

Ecco, vai a giocare : )

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my amsterdam

Amsterdam è un posto pazzesco.

Basta un giretto in centro per rendersene conto.

Dopo 5/6 foto sulle prime cavolate che vi capitano a tiro capite che non ha senso proseguire, non finireste più. L’impressione è di essere nel paese dei balocchi, ma non perchè ti puoi strafare al primo coffe shop (tempo medio per andarci a sbattere: 5 minuti) quanto perchè i negozi sono monumenti al grottesco, le persone passeggiano tranquillamente con vestiti imbarazzanti, i commercianti ti chiamano per andare nel loro negozio mentre passeggi per i cazzi tuoi, case e arredamento urbano sono quanto di più sconclusionato si possa concepire, e così via.

Detto ciò non si può negare che sia una città piacevole.

Al turista si presenta piuttosto ordinata e organizzata. Appena usciti dalla stazione una ragazza ci ha fermato, abituato a Termini ma avendo disattivato le reazioni automatiche del caso (visto che eravamo a migliaia di km di distanza) quando la signorina ha attirato la nostra attenzione mi son detto: “bah, fregati, mo’ che vuole questa?”

Sorpresa: niente, anzi, voleva aiutarci!

Chiaramente avevamo scritto in fronte “turisti italiani” la nostra amica ci ha individuato e si è proposta per darci qualche indicazione dicendoci la strada migliore per arrivare in hotel.

Fantastico! Questa è accoglienza, Italia, prendi esempio va’ ; )

guida

Che altro?

Il Van Gogh Museum è molto bello, sia architettonicamente che per l’esposizione.

In questo periodo hanno una selezione delle opere di Vincent Van Gogh (e pochi altri artisti) legate dal tema della notte e il crepuscolo, il tour è allietato da una buona audioguida gratuita (quella sull’esposizione generale costa 4 euro invece).

Davvero un buon modo per variare sul tema della cronistoria (pur necessaria e ugualmente presentata bene) di vita e opere dell’artista. Peccato per il prezzo, 15 euro e niente riduzioni per studenti, come dire: cultura per tutti sì certo, basta che sganci.

Ah, per essere visitato richiede mezza giornata abbondante, non sperate di cavarvela in poche ore, sarebbe un peccato andarci di fretta.

van gogh museum interno

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I francesi sono proprio strani.

Se chiedi qualcosa in giro ti guardano come un alieno e rispondono a malapena, se invece ti fermi per strada con una cartina in mano tempo 2 minuti e si ferma qualcuno che ti chiede se serve una mano.

Se non parli un francese pressochè perfetto pur di non risponderti in francese iniziano a farfugliare roba in inglese (che ovviamente non conoscono).

Le persone nell’interagire tra loro sono di una cortesia esasperata, tra “pardon”, “merci”, “merci bien”, “je vous en prie” e lecchinate varie (il tutto in un cantilenato in pieno stile melevisione) l’impressione è che da un momento all’altro si scateni una guerra civile.

Se non spieghi esattamente punto per punto ciò che ti serve a qualcuno che deve fare qualcosa per te stai tranquillo che fai un casino. C’è qualcosa nella mente dei francesi che gli impedisce di ragionare con flessibilità. Sono capaci di stamparti biglietti per treni già partiti, dirti di andare in un posto chiuso (sapendo che lo è), suggerirti cose che non puoi fare per motivi banali (tipo far firmare a tua madre dei documenti in giornata.. dall’Italia -_-‘ ) ecc…

Un consiglio: quando parlate con qualcuno a uno sportello pensate che sia una macchina. Parlate come quando scrivete in una riga di comando, è l’unico modo per fargli fare ciò che vi serve, spiegategli tutto (!), soprattutto le cazzate, perchè state tranquilli che non le darà per scontate e eseguirà il compito senza porsi minimamente il problema di fare un’oggettiva minchiata.

In tutto ciò stavolta durante la mia permanenza ho trovato uno sprazzo di simpatia insospettabile.

Se il sense of humour inglese vi deprime in Francia potreste tagliarvi le vene, ma qualcuno reagisce, e lo fa con stile:

Quand l'europe veut, l'europe peut

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