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Posts Tagged ‘ironia’

Pensate che “La cura” di Franco Battiato sia una canzone d’amore raffinata e poetica? Dolce, delicata, intensa?

Archetti, synth e vocalità suadenti vi hanno ingannato. Il pezzo si presta a questa interpretazione più immediata, ma per scoprirne i diversi livelli di lettura e i significati nascosti bisogna andare oltre.

Dopo un’analisi approfondita eccone svelati alcuni aspetti più controversi.

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie

Inizi una canzone d’amore dalle suddette caratteristiche parlando di paure e ipocondrie? Siamo onesti, questo al massimo è l’incipit di un monologo su un rapporto problematico, contorto, asimmetrico e dai risvolti imprevedibili.

“dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via”

Come sopra, perché ci sono dei cattivi presagi in vista? Qualcosa non torna, perchè “da oggi” poi? Qualcuno architetta qualcosa contro l’amato/a, forse lo stesso autore?

“Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.”

Ok il mondo cattivo, inospitale, babilonia etc… ma poi perché “per natura” qualcuno dovrebbe attirare fallimenti? Inettitudine acuta? Sfiducia cronica nei propri mezzi? Cospirazioni (di nuovo)? Potreste obiettare che l’autore si riferisca al concetto espresso nel famoso detto “errare humanum est”, in questo caso le cose sono due: licenza poetica troppo licenziosa o semplice scorrettezza semantica (sbagliare non è fallire).

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie.

Daje… s’é capito che questa/o c’ha dei problemi, andiamo oltre.

Supererò le correnti gravitazionali,lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.

L’ascesa dalle “correnti gravitazionali” é un momento di elevazione e si ripeterà nel corso del brano come momento catartico di soluzione dalle tensioni generate nei versi. La frase successiva tuttavia segna una certa discontinuità; senza perché e percome il destinatario/a guarirà da tutto, il che é sospetto. Cioè: io mi elevo –> tu guarisci? La spiegazione fornita é in realtà un’evidente tautologia, “perché sei un essere speciale”… embé? Tanto più che tale specialità fin’ora é composta da tratti negativi e un po’ inquietanti.

Vagavo per i campi del Tennessee (come vi ero arrivato, chissà).

C’é un momento di svolta, l’autore chiaramente scappa via, appare comprensibile il perché, si tratta di un momento di lucidità, la situazione non é delle più piacevoli: problemi, magagne, rotture di scatole, via di quì! Più che altro in questo passaggio non é chiara la sorpresa del vagare nei campi del Tennessee (“come vi ero arrivato, chissà”). In realtà i presupposti  rendono piuttosto plausibile la fuga in un posto lontano e uno stato confusionario che porterebbe al vagare. Andiamo oltre.

Non hai fiori bianchi per me? Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare.

Il probabile agente parlante nella prima frase “non hai fiori bianchi per me?” è il destinatario/a del brano. La reazione anche stavolta é evidente: via per mare di gran lena.

Il seguito del brano continua a fornire spunti di riflessione, alti e bassi, ripensamenti, distanze e avvicinamenti in un intricato altalenare di senso.

A voi il compito di scoprirli.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te…
io sì, che avrò cura di te.

Vi lascio con la solita immagine evidentemente legata al testo che ha soprattutto il compito di fornire una thumb ai social network che non riescono a embeddare nelle anteprime di questo link il video youtube.

Photo credit: Tolka Rover

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Vedendo dei video di Elio e le Storie Tese su youtube sono incappato su questa puntata del dopofestival (Sanremo 2008):

Certe perle te le perdi per strada, poi però é un piacere scoprirle anche postume.

Dopo un’attenta analisi del testo sono riuscito a decifrarlo e quindi a svelare la grandezza e l’intensità dell’opera anche ai meno raffinati e sensibili (come quelli che nel video la sminuiscono e la deridono).

A chi dice che non sei normale
tu non piangere su quello che non sei

va letto come:

non piangere a causa dell’immagine di normalità che le persone non verificano su di te

oppure parafrasando:

le persone che ti dicono che non sei normale non devono farti star male  facendoti pensare alla loro immagine di normalità (“quello che non sei”)

Questa la prima frase, dotata di ineffabile follia semantica e ritmo traverso.

Andiamo oltre.

Se il cuore batte forte dà vita a quella morte che vive dentro te.

va letto come:

con l’intensità delle tue emozioni darai vitalità ai sentimenti negativi che provi

In questo caso l’ossimoro della “morte viva” é solo apparentemente banale e dialoga con il precedente “dà vita” in un intreccio ricorsivo di significato che destabilizza ma allo stesso tempo affascina.

Il video non offre tanti altri spunti interessanti, il testo tuttavia é ricco di ulteriori altezze più che degne di nota.

A titolo di esempio vi suggerisco nel primo verso un chiaro rimando all’equivoco identità di genere / orientamento sessuale nel riferimento al trucco rimasto sul letto e alla volontà dell’amico di somigliare a una donna (la cantante, nella fattispecie) e amare come lei. Il tema quì viene affrontato con manifesta chiarezza, quasi neorealistica.

Magnifico… lascio a voi il piacere di trovare gli altri motivi di riflessione e approfondimento dell’opera:

Il mio amico che non dorme mai di notte
Resta sveglio fino a quando fa mattina
Con il viso stanco e ancora un po’
Di trucco lascia
I sogni chiusi dentro ad un cuscino
Il mio amico ha molta luce dentro gli occhi
Per guardare chi non c’è
Fa di tutto per assomigliarmi tanto vuole amare come me

Ma poi si chiude dentro di sé
Il mio amico s’incammina per la strada
Fa un accenno e ti saluta col sorriso
Nel suo sguardo attento e un poco malizioso
Per avvicinarsi trova mille scuse
Il mio amico avvolto dentro l’amarezza
Mi fa tanta tenerezza
Anche quando nasce l’alba più sicura
Poi di notte gli regala la paura
Dimmi che male c’è
Se ami un altro come te
L’amore non ha sesso
Il brivido è lo stesso
O forse un po’ di più
Dimmi che male c’è
Se ami un altro uomo
Se il cuore batte forte
Dà la vita a quella morte che vive dentro te…
Il mio amico cerca un nuovo fidanzato
Perché l’altro già da un pezzo l’ha tradito
Dorme spesso accanto a me dentro al mio letto
E si lascia accarezzare come un gatto
Il mio amico mi confida le sue cose
Anche quelle che non sa
Poi mi guarda mentre spegne il suo sorriso
Spera sempre in quell’amore che non ha

Dimmi che male c’è
Se ami un altro come te
L’amore non ha sesso
Il brivido è lo stesso
O forse un po’ di più
Nel cammino dell’amore
Scende sempre quel dolore dentro te
C’è chi ti guarda con disprezzo
Perché ha il cuore di un pupazzo dentro
Se a chi dice che non sei normale
Tu non piangere su quello che non sei
Lui non sa che pure tu sei
Uguale a noi e che siamo figli dello stesso Dio
Dimmi che male c’è
Se ami un uomo come te
Se il cuore batte forte
Dà vita a quella morte che vive dentro te…

Di seguito una foto sufficientemente melensa che si sposa bene con il testo ma soprattutto mi permette di avere una thumb nel condividere su facebook il link a questo articolo.

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my amsterdam

Amsterdam è un posto pazzesco.

Basta un giretto in centro per rendersene conto.

Dopo 5/6 foto sulle prime cavolate che vi capitano a tiro capite che non ha senso proseguire, non finireste più. L’impressione è di essere nel paese dei balocchi, ma non perchè ti puoi strafare al primo coffe shop (tempo medio per andarci a sbattere: 5 minuti) quanto perchè i negozi sono monumenti al grottesco, le persone passeggiano tranquillamente con vestiti imbarazzanti, i commercianti ti chiamano per andare nel loro negozio mentre passeggi per i cazzi tuoi, case e arredamento urbano sono quanto di più sconclusionato si possa concepire, e così via.

Detto ciò non si può negare che sia una città piacevole.

Al turista si presenta piuttosto ordinata e organizzata. Appena usciti dalla stazione una ragazza ci ha fermato, abituato a Termini ma avendo disattivato le reazioni automatiche del caso (visto che eravamo a migliaia di km di distanza) quando la signorina ha attirato la nostra attenzione mi son detto: “bah, fregati, mo’ che vuole questa?”

Sorpresa: niente, anzi, voleva aiutarci!

Chiaramente avevamo scritto in fronte “turisti italiani” la nostra amica ci ha individuato e si è proposta per darci qualche indicazione dicendoci la strada migliore per arrivare in hotel.

Fantastico! Questa è accoglienza, Italia, prendi esempio va’ ; )

guida

Che altro?

Il Van Gogh Museum è molto bello, sia architettonicamente che per l’esposizione.

In questo periodo hanno una selezione delle opere di Vincent Van Gogh (e pochi altri artisti) legate dal tema della notte e il crepuscolo, il tour è allietato da una buona audioguida gratuita (quella sull’esposizione generale costa 4 euro invece).

Davvero un buon modo per variare sul tema della cronistoria (pur necessaria e ugualmente presentata bene) di vita e opere dell’artista. Peccato per il prezzo, 15 euro e niente riduzioni per studenti, come dire: cultura per tutti sì certo, basta che sganci.

Ah, per essere visitato richiede mezza giornata abbondante, non sperate di cavarvela in poche ore, sarebbe un peccato andarci di fretta.

van gogh museum interno

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I francesi sono proprio strani.

Se chiedi qualcosa in giro ti guardano come un alieno e rispondono a malapena, se invece ti fermi per strada con una cartina in mano tempo 2 minuti e si ferma qualcuno che ti chiede se serve una mano.

Se non parli un francese pressochè perfetto pur di non risponderti in francese iniziano a farfugliare roba in inglese (che ovviamente non conoscono).

Le persone nell’interagire tra loro sono di una cortesia esasperata, tra “pardon”, “merci”, “merci bien”, “je vous en prie” e lecchinate varie (il tutto in un cantilenato in pieno stile melevisione) l’impressione è che da un momento all’altro si scateni una guerra civile.

Se non spieghi esattamente punto per punto ciò che ti serve a qualcuno che deve fare qualcosa per te stai tranquillo che fai un casino. C’è qualcosa nella mente dei francesi che gli impedisce di ragionare con flessibilità. Sono capaci di stamparti biglietti per treni già partiti, dirti di andare in un posto chiuso (sapendo che lo è), suggerirti cose che non puoi fare per motivi banali (tipo far firmare a tua madre dei documenti in giornata.. dall’Italia -_-‘ ) ecc…

Un consiglio: quando parlate con qualcuno a uno sportello pensate che sia una macchina. Parlate come quando scrivete in una riga di comando, è l’unico modo per fargli fare ciò che vi serve, spiegategli tutto (!), soprattutto le cazzate, perchè state tranquilli che non le darà per scontate e eseguirà il compito senza porsi minimamente il problema di fare un’oggettiva minchiata.

In tutto ciò stavolta durante la mia permanenza ho trovato uno sprazzo di simpatia insospettabile.

Se il sense of humour inglese vi deprime in Francia potreste tagliarvi le vene, ma qualcuno reagisce, e lo fa con stile:

Quand l'europe veut, l'europe peut

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