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Vediamo se riesco a spaventarti.

Sei venticiquenne o giù di lì. Fai l’università, magari va bene, magari no. Hai fatto qualcosa, lavoretti, due soldi, qualche viaggio, “esperienze”, casualità varie. Dopo: vaghe speranze, vaghe ipotesi, vaghezze varie. Ogni tanto ti chiedi: “cosa sto facendo?”. Non hai una risposta convincente ma te la do io: vaghi a vista. “Vaghi” perché non sai dove andare, “a vista” perché hai culo e ancora hai un campo visivo, piccolo ma ce l’hai, e ti salva, perché vedi qualcosa, magari lo segui e da qualche parte andrai a parare. Speri che tutto sommato non andrà male.

La domanda giusta é: “ma che cazzo fai?”. E’ la stessa cosa che ti chiedevi poco fa, solo che stavolta te lo dico io, e un po’ mi sono arrabbiato, perché stai agendo in modo stupido. Il paragrafo precedente é pieno di azioni idiote e se ti ci riconosci ne stai facendo un bel po’. Questo non avrà conseguenze positive. Fra pochi anni anche la società più gerontocratica ti spaccierebbe per adulto, e magari ti prenderà per il culo fino a 35 anni dicendoti che sei giovane, tu però avrai tutte le caratteristiche peggiori di un adolescente: non sarai autonomo, sarai molto instabile e sempre più insoddisfatto. Se sei sardo o umbro hai circa il doppio delle probabilità di ammazzarti rispetto alla media nazionale, e tutti cercheranno inutilmente di spiegarsi la cosa. La verità è che quel campo visivo di cui ti parlavo prima si sarà assottigliato sempre più, non vedrai più niente e farai l’unica cosa che per te ha senso in quel momento.

Perché? (il problema)

Il problema principale é uno, te lo spiego da due punti di vista.

1) Sei stato fregato dalla società.

Una lunga serie di cose ti hanno fatto pensare che ci fosse una strada per te, che questa ti sarebbe stata indicata da qualcuno o che in qualche modo l’avresti trovata mentre già la percorrevi. Sei stato fregato insomma.

Tutto sembrava così lineare, studio ->  lavoro -> vado in pensione. Sì come no… é come quella di babbo natale, ma così come non c’é nessun vecchio che si cala dal camino, non c’é nessuno che ti ha preparato quel percorso. Ti senti una vittima, ti lamenti spesso e non sai di preciso cosa fare.

2) Ti sei fatto fregare dalla società.

Per tutte le cose che ti potevano far pensare che ci fosse una strada per te ce n’erano altrettante molto più banali ed evidenti che suggerivano l’esatto contrario. Tutte queste cose avresti dovuto vederle sempre di più con l’avvicinarti alla tua età attuale. Se non l’hai fatto hai colpevolmente frainteso tutto.

Niente é lineare, la modernità è liquida, crollano imperi, il mondo é in subbuglio e tu ti sei adagiato su convinzioni pigre e a lungo andare pericolose. Devi fare qualcosa per correggere il tiro.

Il secondo punto di vista é quello giusto. Il primo parla della stessa cosa ma non ti porta a un accidenti, il secondo ti farà arrivare a qualcosa di utile.

Vediamo che si può fare (la soluzione)

Sciacquati la faccia per bene, nel farlo levati tutte le convinzioni idiote di cui sopra, sbarazzatene per sempre. Se lo vuoi acqua fresca e sapone possono fare molto.

Pensa agli “strong moment”, i momenti in cui ti sei sentito alla grande, sensazioni positive, consapevolezza dei propri mezzi, pensavi al futuro con  fiducia e non vedevi l’ora di fare qualcosa per arrivarci.

// Segnati tutto dove ti pare, carta, pc, mac, argilla… basta che poi tu lo possa consultare e aggiornare  facilmente. //

Rimuovi le nominalizzazioni. Se pensavi a uno “strong moment” del tipo: “la decisione di lasciare gli studi e iniziare a lavorare” oppure “la discussione con i colleghi in cui hanno riconosciuto la mia competenza” devi riformulare così: “la decisione” deve diventare -> “ho deciso”, “la discussione” deve diventare -> “ho discusso”. In questo modo identifichi le attività che svolgevi a livello di processo, questo ti dà un’idea più chiara delle cose che fai e ti fanno stare bene.

Referenzia tutto. A questo punto hai una serie di cose che sai che ti piace fare ma siamo rimasti un po’ “alti”, un livello di generalizzazione eccessivo non ti aiuta perché potresti “decidere” o “discutere” in infiniti modi diversi e di cose diverse. Per contestualizzare meglio queste attività pensa agli “strong moment” referenziando tutto ciò che non ha corrispondenza con il reale. I colleghi della discussione di prima chi sono? che lavoro facevate? di che si parlava? quale competenza ti hanno riconosciuto? Non lasciare niente senza un collegamento con la realtà. Questo ti aiuta a focalizzarti meglio sul merito delle attività che hai individuato prima e l’ambito in cui impiegarle (della serie: vuoi essere un palazzinaro o occuparti di urbanità sostenibile?).

Svolto questo doppio lavoro su diversi “strong moment” troverai pattern comuni e temi ricorrenti. Proietta nel futuro tutti questi elementi, se fai un buon lavoro inizierai a vedere tante strade, e in ciascuna di queste un’infinità di cose da fare, tappe da percorrere, bivi, obiettivi e orizzonti.

Il passo successivo é sceglierne una con decisione, e la consapevolezza di andare in una direzione che ti fa crescere e stare meglio. Inizi di nuovo ad andare avanti, levandoti quella zavorra inutile che fino ad ora ti sei portato appresso.

Due dritte per chiudere.

1) Inizia con scelte precise, step definiti, micro-obiettivi e identifica quanti più modi efficaci per raggiungerli.

2) Tutto ciò che ti rallenta nel fare qualcosa é al 99,9% terrore, paura, fifa, strizza, timore, ansia, fobia, sgomento e derivati. Liberatene, è roba che ti salva da un serpente nella giungla reale, non dai pericoli invisibili della giungla artificiale. Non credo tu viva nella prima.

Disclaimer:

ho scritto questo post qualche tempo fa, tristemente ispirato da vicende comuni a coetanei e amici e in generale dall’aria di sfiga che la mia generazione si porta appresso. Prendetelo come tale, o come vi pare ; )

Di seguito: orrore e raccapriccio, un film vi ritrae dal passato (32 anni fa). Che strizza.

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